OSSERVARE, ASCOLTARE, ESPRIMERE

Scrivere, come leggere, può ri-creare una realtà in un’esperienza intimamente autentica.

Ri-creativa.

La teoria e le tecniche che vengono in supporto alla scrittura possono essere apprese, esercitate. Una volta rese proprie, possono essere superate e, se possibile, dimenticate.

Qui trovi una selezione dai libri di scrittura creativa, contributi originali, risorse da scaricare.

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Trucchi per scrivere


Perché un racconto sia buono bisogna lavorarci.
Creatività, intuizione e trasporto sono ingredienti necessari, ma non sempre bastano per scrivere una buona storia. Ma se c’è davvero voglia di lavorare, un buon racconto breve arriva.
Il modo migliore per scrivere bene è scrivere.
Pensate a quando fate qualcosa che vi piace, quando in tv c’è la vostra serie preferita, o quando andate a calcetto. Se siete determinati a scrivere, allora dovrete stabilire dei tempi di scrittura. Più giorni alla settimana, se riuscite. Cercate il momento della giornata in cui vi sentite più liberi.

Impegnatevi per rispettare l’orario che avete scelto. Potete misurare la vostra attività in unità di pagine o in ore. Ma non esagerate con le ore programmate: rischierete di fare fatica a rispettarle e penserete che forse siete voi a non essere capaci o motivati. Meglio iniziare con poco e iniziare bene. Il vostro programma, oltre a essere piacevole, dovrebbe essere sostenibile. Alla quantità preferite la costanza.
Se un giorno non vi sentite ispirati, cercate di vedere cosa accade dentro di voi. Potete sempre scrivere quello che sentite, oppure trarre spunto proprio dalla sensazione di non riuscire a scrivere. Andate a caccia delle vostre emozioni. Se davvero non riuscite, appuntate qualche idea. Se volete potrete svilupparla in un altro momento.

Rispettando i tempi di scrittura state dedicando del tempo a voi stessi. Le prime volte sarà impegnativo, potrà costarvi fatica rispettarli e capire quando e quanto è giusto scrivere per voi. Però dopo qualche settimana non stupitevi se, saltando una giornata del vostro programma personale, potrete sentire il desiderio di tornare a scrivere. Se scrivere vi diverte, facilmente vi accadrà pure questo.
Trovate un posto confortevole, lontano da distrazioni, comodo, né freddo né troppo caldo. Regolarità e un buon posto sono ingredienti importanti. C'è chi scrive solo nelle sale da the, chi preferisce immergersi nel silenzio più profondo. Il vero trucco è trovare ciò che è meglio per voi. Ci riuscirete solo imparando a conoscervi, mettendovi alla prova.

Siate un insegnante  di voi stessi appassionato e attento. Siate il suo allievo più indisciplinato.


Come scrivere


C'è chi sostiene che scrivere significa riempire pagine e pagine, farlo con scioltezza fino al punto. Rileggere il tutto e trovarlo molto soddisfacente. Considerate che la maggior parte delle volte non è esattamente così che andrà.

Solo chi ha provato conosce la sensazione di essere di fronte una pagina bianca, avere delle idee e non trovare le parole. Niente paura: anche per questo esistono dei trucchi!
Un'idea può tormentarci per giorni prima di trovare il momento giusto per riuscire a metterla per iscritto. Tutti i tentativi precedenti di esprimerla possono essere molto utili a conoscere meglio quest'idea, a delinearla, a metterla a fuoco. Possono essere preziosi per conoscere meglio come ci troviamo di fronte al senso di frustrazione e alla solitudine insite in un foglio bianco.

Una buona idea - e un buon racconto - è come un cavallo selvaggio. Ci vorrà un po' di tempo per ammansirla. Chi vuole cavalcarlo farà bene ad avvicinare con calma il cavallo,  ascoltando imparando e rispettando i suoi tempi. Montargli in groppa prima del tempo aumenta le possibilità di finire disarcionati. Se è un cavallo  dal carattere molto forte probabilmente vi disarcionerà, prima o poi. Ma se saprete apprezzarlo lo stesso, se sarete capaci di trovare in lui qualcosa di unico e di speciale, probabilmente quel cavallo vi riuscià a portare molto lontano.

Per scrivere non è necessario fare molto, è importante fare bene. Stiamo o non stiamo parlando di minimalismo?

Un racconto di 1.800 battute (cioé un foglio A4 scritto su tutti i righi) è più che sufficiente per sviluppare un'idea. Pochi paragrafi o scene, ben assestati, sono un buon modo per iniziare. Quattro o cinque, potrebbero bastare per trasmettere delle sensazioni e imbastire una mini-narrazione. Non puntate sulla quantità: preferite il contenuto. Pensate 'cosa voglio dire?' 'Attraverso quali immagini, personaggi o azioni posso esprimerlo?'
Considerate che una buona idea, ben delineata, può sempre essere ripresa e ampliata. Quello che avete scritto, se lo volete, è una base che resta.

Suddividete il racconto in parti in base al loro contenuto o alla parte della storia che sviluppano.
Così sarà più semplice riordinarle o revisionarle se l'effetto complessivo non vi soddisfa. Se alcune parti vi piaccino, altre no, vedrete subito dove intervenire tagliando, modficando, riscrivendo. Chiedetevi 'Da cosa mi accorgo che una parte non mi soddisfa?', 'Cos'hanno in più le parti meglio riuscite?'
Le prime volte la soddisfazione più grande, e anche la migliore, è riuscire ad arrivare al punto.
Arrivarci non è affatto semplice. Vorrà dire che avete setacciato a fondo emozioni e idee dentro voi stessi, e che probabilmente state andando nella giusta direzione.
Al resto, per ora, penserà Chuck...



I 13 Consigli di Chuck
Di Chuck Palahniuk.
Da questo blog.
Vent’anni fa, sotto Natale, camminavo con un’amica nel centro di Portland. I grandi magazzini: Meier and Frank… Frederick and Nelson… Nordstroms… Le loro grandi vetrine avevano tutte una scena semplice e carina: un manichino vestito o una bottiglia di profumo adagiato su della neve finta. Ma la vetrina del JJ Newberry – diamine – era strapiena di bambole e lattine e spatole e cacciaviti e cuscini, aspirapolveri, appendiabiti, roditori, fiori finti, caramelle… Avete capito, insomma. Ognuno di quelle centinaia di oggetti aveva il suo cartellino rosso con il prezzo. Camminandoci davanti la mia amica, Laurie, guardò a lungo quella vetrina e disse “il loro vetrinista dev’essere convinto che se la vetrina non sembra abbastanza bella, bisogna metterci ancor più roba”.
Fece il commento giusto al momento giusto, e io me lo ricordo ancora due decadi dopo perché mi fece ridere. Tutte quelle altre belle vetrine… Sono sicuro che fossero eleganti e piene di gusto, ma non ho nessun vero ricordo di come fossero.

Per questo saggio, il mio scopo è di metterci ancor più roba. Di mettere insieme una specie di calza natalizia di idee, con la speranza che qualcosa vi possa essere utile. Un po’ come fare un pacco regalo per i lettori, mettendoci dentro delle caramelle e uno scoiattolo, un libro, dei giocattoli e una collana, sperando che ci sia una sufficiente varietà di oggetti che anche se qualcosa sembrerà totalmente stupido, qualcos’altro potrebbe invece essere perfetto.



Numero Uno: Due anni fa, quando scrissi il primo di questa serie di saggi, scrissi del mio “metodo del cuociuova”. Voi quel saggio non l’avete mai visto, ma ecco in cosa consiste il metodo: quando non avete voglia di scrivere, settate il timer che usate quando cucinate su un’ora (o anche mezz’ora) e mettetevi a scrivere fino a quando il timer non suona. Se continuate a non aver voglia di scrivere, siete liberi per un’ora. Di solito, però, ora che il timer suona siete talmente assorti nel vostro lavoro da non avere nessuna voglia di smettere, e allora andate avanti. Invece del timer della cucina potete fare il bucato e usare la lavatrice come timer. Alternare il mentalmente pesante lavoro di scrittura con compiti come lavare i piatti o fare il bucato, in cui non c’è molto da pensare, vi darà l’intervallo di cui avete bisogno per farvi venire nuove idee o arrivare a nuove intuizioni. Se non sapete come andare avanti con quello che state scrivendo… pulite il cesso! Cambiate le lenzuola del letto. Per Dio, ripulite la tastiera del computer. Vi verrà un’idea migliore.

Numero Due: I vostri lettori sono più intelligenti di quanto pensate. Non abbiate paura di fare esperimenti con le forme narrative o con i flashback. La mia teoria personale è che i lettori più giovani leggono poco non perché loro siano più stupidi dei lettori delle generazioni precedenti, ma perché sono più svegli. I film ci hanno resi più sofisticati, riguardo alle storie che ci piace sentirci raccontare. E i vostri lettori sono molto più difficili da colpire di quanto possiate immaginare.

Numero Tre: Prima di sedervi a scrivere una scena, pensateci a lungo e cercate di capire quale sia l’utilità di quella scena. Come l’avete preparata nelle pagine precedenti? E a cosa porterà nelle pagine seguenti? Come farà progredire la trama, questa scena? Fatevi in continuazione queste domande mentre lavorate, mentre guidate o mentre siete in palestra. Prendete anche appunti, quando vi vengono delle idee. Solo quando avete finalmente deciso l’ossatura della scena, solo allora sedetevi e scrivetela. Non mettetevi davanti a quel vecchio computer senza avere in mente qualcosa. Ed evitate ai vostri lettori di dover leggere una scena in cui succede poco o niente.

Numero Quattro: Sorprendetevi. Se potete portare la storia – o farvi portare dalla storia – in un luogo che vi stupisce, allora potrete stupire anche i vostri lettori. Perché se preparate troppo bene la vostra sorpresa ve ne accorgerete, e ci sono buone possibilità che se ne accorga anche il vostro sofisticato lettore.

Numero Cinque: Quando siete bloccati, tornate indietro e leggete le scene precedenti. Cercate personaggi che avete lasciato da parte o particolari che potete riprendere come fossero delle pistole nascoste sotto il cuscino. Quando stavo finendo di scrivere “Fight Club” non avevo idea di cosa avrei fatto del palazzo dove si trova Tyler Durden, ma rileggendo le prime scene ho trovato quell’indicazione sul mescolare nitroglicerina e paraffina e farci dell’esplosivo al plastico. Al di là del commento che avevo fatto all’inizio del libro (“…la paraffina con me non funziona mai…”), quella era una “pistola nascosta” perfetta per salvarmi il culo.

Numero Sei: Usate il fatto di essere uno scrittore come una scusa per organizzare una festa ogni settimana – anche se poi la festa la chiamate “incontro di lavoro”. Ogni volta che avete la possibilità di passare del tempo con persone che apprezzano il vostro lavoro vi rifarete delle ore che avete speso da soli, a scrivere. Anche se un giorno riuscirete a vendere i vostri scritti, non esiste cifra al mondo che vi ripagherà delle ore che avete passato da soli. Quindi prendetevi questa specie di “anticipo”, fate in modo che la scrittura sia una scusa per stare in mezzo alla gente. Quando sarete alla fine della vostra vita – credetemi – non sarà ai momenti passati da soli cui ripenserete.

Numero Sette: Fate in modo di rimanere nell’Ignoranza. Questo è un consiglio che è passato attraverso centinaia di persone importanti, e da Tom Spanbauer è arrivato a me ed ora a voi. Più tempo permettete alla storia di prender forma, migliore sarà il risultato. Non affrettate le cose, e non forzate il finale di una storia. L’unica cosa che dovete conoscere è la scena successiva a quella che state scrivendo, o comunque le scene successive. Non avete bisogno di avere in mente ogni singolo risvolto dall’inizio alla fine. In effetti, se così fosse sarebbe un lavoro tremendamente noioso.

Numero Otto: Se avete bisogno di maggior libertà con la vostra storia, versione dopo versione, cambiate i nomi ai personaggi. I personaggi non sono persone reali, non sono come voi. Cambiando i loro nomi in maniera arbitraria prenderete la distanza giusta per poterli torturare liberamente. O peggio, per cancellare totalmente un personaggio, se è questo ciò di cui la storia ha bisogno.

Numero Nove: Ci sono tre tipi di dialogo – in realtà non so se questo è vero, ma l’ho sentito ad un seminario e mi sembrava avesse un senso. I tre tipi sono Descrittivo, Istruttivo ed Espressivo. Descrittivo: “Il sole splendeva alto…”, Istruttivo: “Cammina, non correre…”, Espressivo: “Ahia!”. La maggior parte degli scrittori ne usa soltanto uno – al massimo due. Voi cercate di usarli tutti e tre, mescolateli. È così che la gente parla.

Numero Dieci: Scrivere il libro che vorreste leggere.

Numero Undici: Fatevi fare la foto per la quarta di copertina adesso, quando siete giovani. E fatevi dare i negativi e i diritti della foto.

Numero Dodici: Scrivere delle cose che veramente vi interessano. Sono queste le cose che vale la pena scrivere. Nel suo seminario intitolato “Scrivere pericolosamente”, Tom Spanbauer disse che la vita è una cosa troppo preziosa per sprecarla scrivendo storielle convenzionali e trame per le quali non abbiamo nessun interesse. Tom parlò di un sacco di cose, durante quel corso, ma io me ne ricordo appena la metà: l’arte della “manomissione”, cioè l’attenzione che ci vuole per far muovere il lettore da un momento all’altro della storia; e la “sotto convenzione”, che da quello che ho capito indica il messaggio nascosto al di sotto di una storia apparentemente ovvia.

Numero Tredici: Un’altra storia sulle vetrine natalizie. Quasi ogni mattina faccio colazione nello stesso bar, e questa mattina un uomo stava dipingendo sulla vetrina le decorazioni natalizie. Finti pupazzi di neve, fiocchi di neve, campane, Babbo Natale. Se ne stava sul marciapiede gelato a dipingere, con il respiro visibile nel freddo ad alternarsi a colpi di pennello di questo o quel colore. All’interno del bar, i clienti e i camerieri lo guardavano spennellare di rosso, bianco e blu. Alle sue spalle, la pioggia ha cominciato a diventare neve. I suoi capelli erano grigi, e la sua faccia era piena di rughe e pieghe quanto il sedere dei suoi jeans. Tra un colore e l’altro, si fermava per bere da una tazza di plastica.
Guardarlo dall’interno del bar, mangiando uova e toast, lo si sarebbe detto triste. Un cliente disse che probabilmente si trattava di un pittore fallito, e che probabilmente nella tazza di plastica c’era del whisky. Che probabilmente il suo appartamento era pieno di dipinti invenduti e che ormai era costretto a decorare vetrine per vivere. Una cosa triste, triste, triste.
Il pittore continuava ad aggiungere colore su colore. Prima tutta la “neve” bianca, poi un po’ di rosso e di verde. Quindi alcuni bordi neri che diede ai colori la forma di alberi di Natale e di calze appese al camino. Un cameriere, camminando vicino alla vetrina per portare del caffè ai clienti, disse “è così bravo, vorrei saperlo fare anch’io…”. E che noi si invidi quell’uomo o che lo si compatisca, lui continuava a dipingere, aggiungendo un dettaglio dopo l’altro. E non saprei dire esattamente quando è successo, ma ad un certo punto lui se n’è andato. Le immagini che aveva disegnato erano così ricche da riempire benissimo la vetrina, i colori erano così brillanti che il pittore se n’era andato. Che fosse un fallito o un eroe. È semplicemente scomparso, andato, e l’unica cosa che noi potevamo vedere era il suo lavoro.




Limiti come possibilità



Niente è sbagliato se c'è la voglia di guardare avanti.
Una selezione dei quindici 'errori' che capitano solo a chi scrive.
Quindici possibilità di impiegare creativamente il lavoro già fatto.
Quindici esercizi per superarsi e proseguire con una marcia in più.





1. Sfoggio di conoscenze, tecnicismi e parole mai usate nella vita quotidiana.

È capitato a tutti, almeno una volta. Capiterà ancora. Se dovessimo scrivere un libretto di istruzioni, una raccolta di procedure... sarebbe perfetto! Allora, se forse è questo che ci piace, possiamo scriverlo davvero?! Non ce lo vieta nessuno! Sarà il manuale del perfetto idraulico, le istruzioni per l’assemblaggio di un motore, il vademecum del provetto automobilista, una raccolta di ricette del cuoco migliore, il foglio illustrativo di un farmaco miracoloso, il trattato del genitore irreprensibile? Se avete una buona idea, una trama che possa incastrarsi su questo manuale, perché non provare, una scena alla volta, a intervallarcela?!



2. Personaggi troppo simili a noi stessi.

Il bello dei racconti è poter creare, potersi confrontare con ciò che nella realtà forse non potrebbe accedere. Se vogliamo parlare di un nostro modo di essere va bene, ma è meglio metterlo su un personaggio distinto e separato, anche molto differente da noi. A quel punto, se proverà gli stessi sentimenti che proviamo noi, abbiamo un buon conflitto da cui partire. Ora possiamo scegliere se parte di quello che abbiamo già scritto può essere il climax e dobbiamo costruirgli un prequel, o se è il conflitto iniziale, e dobbiamo inventare un climax.



3. I personaggi fanno quello che vorremmo fare noi.

I personaggi sono creazioni, ‘figli ideali’ dello scrittore. Come per un genitore, i primi figli hanno il compito morale di poter realizzare ciò che loro non hanno potuto fare. Fa parte delle regole non scritte della vita e, anche se non ne siamo mai venuti a conoscenza, probabilmente lo hanno fatto molti scrittori. Se c’è una trama questo non è affatto un problema. L’indicazione è sempre la stessa: più si differenzia un personaggio da se stessi più sarà facile riuscire a 'vederlo da fuori' e dargli la facoltà di stupirci. In questo caso lo scrittore scrive per se stesso: questa è la prima delle possibilità. Ogni personaggio ha qualcosa da insegnare a chi lo crea. Questi personaggi forse sono quelli che, più di ogni altro,  hanno da insegnare. Sono il primo amore e, anche se le storie dovessero andare perse, resteranno sempre una parte di noi.



4. Evitare le scene più intense perché non ci sentiamo pronti a scriverle.

Ognuno di noi nella sua vita, se aspetta la perfezione, probabilmente dovrà attenderla finché non si accorgerà di essere stanco di aspettare. A quel punto, forse, avrà scoperto che non gli interesserà più di essere perfetto, che sono altre le cose davvero importanti. La domanda è: 'è possibile imparare a descrivere scene intense senza mai provare a farlo?' E se la scena esce così e così e non ci piace, è possibile che non avremo modo di tenere buone due frasi e riscrivere una scena che sia all’altezza di quelle? Ciò che resta è solo ciò che si fa. La parte migliore di ciò che resta può essere replicata, sviluppata ulteriormente. Forse si impara anche provando. Ricordate che in ogni storia la tensione emotiva prima o poi dovrà calare. Un racconto dove la tensione non varia, secondo la 'teoria' non è un buon racconto! Quello che scrivete, finché non siete pronti a tirarlo fuori dal vostro cassetto, per gli altri è come se non esistesse. Potete provare e riprovare tutte le volte che volete. Imparerete molto! ...Volete davvero la perfezione subito? E perché tutta questa fretta?!



5. Ci dilunghiamo sugli antefatti.

Cominciate la storia dal vivo dei fatti e restate aderenti alle azioni. Vi aiuterà a mettere a fuoco cosa state scrivendo e scriverete in modo più fluido. Se vi piace quello che avete scritto aggiungete un prequel che possa introdurre la parte che avete già. Forse ad un certo punto rileggendo vi accorgerete che la storia funziona, ed è terminata. A quel punto, se tutto questo vi è piaciuto, sarete liberi di scrivere un’altra storia!



6. Empiamo pagine intere di flusso di coscienza o flash-back del protagonista.

C’è bisogno di una trama. Di storia, Di azioni. Rimuginare sul passato è il modo migliore per essere sicuri, o avere la percezione, di non andare avanti. A volte restare fermi è rassicurante. Ora... leggete ciò che avete scritto: esiste un personaggio, ha dei ricordi, dei pensieri, prova e trasmette emozioni? Leggendo, se fossimo noi il lettore, che sviluppo potrebbe stupirci? Più semplice: che sviluppo potremmo aspettarci? L’esatto contrario di quello che potremmo aspettarci potrebbe essere un buon inizio per ragionare su una trama. Una buona storia stupisce, coinvolge. È questo l’obiettivo e l’unico insegnamento che lascia. Il lettore accetterà lo scrittore se questo accetta di concludere una storia originale scritta ‘come da manuale’. Alcuni ci sono riusciti. Tra questi alcuni sono stati premiati dai lettori. Iniziate a pensare a un regalo da concedervi quando avrete terminato la storia. Non un buono sconto o un dopobarba. …Qualcos’altro!



7. Accumuliamo descrizioni e scene, sviluppiamo fatti non collegati alla trama.

Forse vi state ‘schiarendo la voce’. Forse state prendendo tempo per mettere a fuoco la trama, per imparare a conoscere meglio il personaggio, la penna, i vostri stessi desideri. La soluzione si chiama trama. Fate come sopra.



8. Il tema è vago.

Qual è l’argomento? La storia di cosa parla? Potete dirlo in una parola? Se riuscite siete già un passo avanti. Vuol dire che avete le idee chiare. Trovato l’argomento scrivete o pensate una breve scaletta, un piccolo schema, bastano pochi punti. Provate a seguire le cinque parti in cui Gustav Freytag suddivide la trama: esposizione della situazione, avvio dell’azione attraverso il conflitto, culmine o punto di svolta, rientro dell’azione, risoluzione. Poche righe per ogni parte, ben fatte, bastano a rendere un racconto breve degno di questo nome. Ricordate: ogni parola deve colpire nel segno. Dopo qualche volta che applicherete questo processo, tutto inizierà ad apparirvi più semplice. Forse la storia non sarà da premiazione, ma forse potrete rimanere stupiti di voi stessi!



9. La storia è ricca di personaggi, non si distingue il protagonista.

Prendete il personaggio che vi ispira di più. Cercate di immaginarlo, di vedere dove vive, cosa fa nella vita, qual è il suo carattere, che parte di voi può rappresentare. Cosa può averlo reso così com’è? Cosa può desiderare? Se prova odio allora potrebbe desiderare di vendicarsi con qualcuno. Se prova amore potrà compiere un gesto memorabile e gratuito. Ma se incontra una persona fate in modo che questa collabori con lui in quello che sta facendo o lo ostacoli in ogni modo possibile (o tutte e due queste cose, se scegliere vi resta difficile o se preferite così). Se il personaggio si perde a parlare sarà certo in buona compagnia, ma non potrà più fare quello che desidera! Se vi va di provare siete liberi di mandare in vacanza qualche personaggio...



10. Personaggi piatti, senza tratti contrastanti.

Il climax è l’espressione di un conflitto reale o interiore. Senza contraddizioni non c’è tensione né conflitto. Senza climax non c’è trama né storia: ci sono solo parole, frasi. C’è bisogno di tensione. Cosa blocca il personaggio? Se volete scrivere un racconto diverso definite dove vive il vostro personaggio, che lavoro fa, chi frequenta, cosa/chi ama, cosa odia. Fate una lista. Trovate il contrario di ogni aspetto e provate a costruire un personaggio nuovo. Ora mettetelo nel mondo piatto del suo alter ego. Non scrivete niente. Aspettate che esploda. Prima o poi il vostro personaggio, se non verrà dimenticato prima, esploderà. Capirete da soli quando il personaggio è pronto.



11. Personaggi e vicende stereotipate.

Probabilmente piacerebbe a tutti che il mondo fosse un posto perfetto, bello e buono, sempre pronto a darci conferme e dire ‘sì’. Sarebbe una realtà rassicurante. Ma chi legge forse si aspetta qualcosa di più. Un piccolo brivido, almeno. E se il vostro personaggio non arrivasse ad ottenere la tranquillità che desidera? Considerate che avete già un desiderio - stereotipato - per il vostro personaggio. Potete farci molto. Se incontrasse una persona perfettamente imperfetta, con una personalità accentuata e la tendenza a provocare il prossimo, cosa potrebbe essere capace di fare il vostro personaggio per difendere la sua tranquillità? Potete anche provare a prendere due personaggi stereotipati ma con caratteristiche opposte e fonderle in un unico personaggio. Il marito perfetto che va a buttare la spazzatura per trasformarsi in uno scassinatore. Lo studente modello che è un no-global ricercato dalla polizia. La vostra storia è già iniziata. Niente paura. È solo un buon segno. Ora si tratta solo di lasciarla fluire. Forse, mentre siete comodamente seduti, sarà lei a portarvi in un posto inaspettato. Forse. Nessuno può saperlo con certezza...



12. Obiettivo del protagonista poco chiaro o poco forte.

L’obiettivo del protagonista è il motore di una storia. Il flusso di coscienza, le descrizioni, va tutto bene, ma non bastano a fare una storia. Ci vogliono azioni. Pensate a un’azione semplice e a un forte motivo per compierla. Osate! Esasperate le situazioni. Esagerate volutamente. La fantasia non ha controindicazioni. Il mondo reale prima o poi vi richiamerà sulla terra: non vi perderete scrivendo! L’unico rischio che correte è di scrivere una storia ...niente male! La buona notizia è che no, non stravolgerà la vostra vita. Quella brutta è che forse vi regalerà una piccola soddisfazione.



13. Mancanza di colpi di scena o di ostacoli per il protagonista.

Ricordate una volta che eravate determinati a fare qualcosa e poi tutto è andato storto? Quella volta ...che era quasi da non crederci?! Se non vi viene subito in mente, allora prendetevi tutto il tempo per pensarci. È una cosa piccola ma è importante. Quando l'avrete trovato, concentratevi su quell’episodio. Cosa è successo? Adattate l’ambientazione e traslate tutto quello che vi è successo sul protagonista. Se qualcosa non si adatta bene, aggiustatela come credete e rincarate pure la dose. Potete essere cinici, implacabili, imprevedibili, surreali ...come lo è stato con voi il destino quella volta che eravate determinati a fare qualcosa! Ricordate com’era lottare contro il destino? Qualunque sia stato il vostro desiderio, probabilmente sarà quel ricordo a permettervi di andare oltre. E il finale?! Ogni scrittore sa che nelle storie più forti il protagonista 'deve' morire. Né Dio né la legge possono punire uno scrittore per questo omicidio. Il vostro desiderio, quella volta in cui tutto sembrava andare storto, alla fine si è realizzato?!



14. C’è un solo personaggio in tutta la storia.

Chi è davvero completamente solo al mondo se non fa di tutto per esserlo? Se il vostro personaggio vuole esserlo, allora perché impedirglielo?! Per un romanzo forse no, ma per un racconto breve un solo personaggio può andar bene. Potete comunque provare a fargli incontrare qualcuno. Un estraneo in strada con cui scambiare poche parole aiuterà a caratterizzare la misantropia o la determinazione del protagonista. Forse è questa che lo porta ad ignorare gli altri. Oppure lui vuole solo fare altro e le relazioni lo seccano. Questo personaggio potrebbe incontrare qualcuno che incarni una parte poco nota di se stesso, su cui proiettare o in cui esprimere il suo conflitto interiore. Una persona seduttiva e affascinate? Una persona che vede in lui delle potenzialità? Una persona che quel momento ha solo bisogno di qualcuno che la aiuti a sostituire una ruota a terra? Niente da fare: il protagonista non ne vuole sapere! Un conflitto tra due persone diventa più chiaro e può essere reso con maggior forza rispetto un conflitto interiore. Così si può riuscire a renderlo. Chissà se questo secondo personaggio alla fine sarà un alleato, o un antagonista, ...o entrambe le cose! Insieme potranno realizzare o imparare uno dall’altro di più di quanto ognuno potrebbe da solo. Il lettore apprezzerà entrambi.



15. Pochi dialoghi.

Se ci sono pochi dialoghi ma dei personaggi e una buona trama, alcune scene e azioni possono essere sacrificate e inserite sotto forma di dialogo. Se i personaggi appaiono laconici e taciturni, questo potrebbe non essere un problema e rientrare nell’economia della storia. Probabilmente stanno tramando qualcosa di grosso. Ma se potete far scambiare due parole tra il protagonista e una persona che incontra per caso, queste potranno essere sufficienti a mettere in luce le caratteristiche del personaggio. Magari è una persona concreta che bada poco all’etichetta. Forse lui pensa a tutt’altro o ha un motivo preciso per comportarsi così. Nel climax il lettore potrà intuire di cosa si tratta. Non negatevi mai la possibilità di stupire il prossimo! Anche se il prossimo resterà interdetto non gli avrete mica tolto un pezzo! Piuttosto, gli avrete fornito un’occasione per considerare ciò che di solito non si può vedere. No, non accade tutti i giorni.